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  garbage [ Le scopazze più belle del mondo ]
         



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23 agosto 2006

L'incontro con la psicopatica

Quando non riesci ad inquadrare bene una persona dal primo istante, quando senti che c’è qualcosa in lei di strano ma non capisci bene il perché, quando questa si comporta in modo un po’ anomalo allora non c’è niente da fare: la spacci per psicopatica.
E’ quello che è successo a me e mia sorella giù a Maglie quando siamo andate a sentire il concerto dei Matia Bazar di cui abbiamo un documento fotografico scattato dalla sottoscritta (di qualità pietose):
      

Avevano riempito la piazza di sedie numerate per quelli che avevano pagato (pure!!) per sentire il gruppo cantare, tanto che pure i bar della piazza avevano riservato tutti i tavoli a quelli che sganciavano eurI per questo evento planetario (che poi a me i Matia sono sempre piaciuti…). Non c’era un posto aggratise (perché a pagarlo oro ce n’erano eccome) e io e la mia parente stretta non sapevamo come fare, volevamo prenderci un semplice aperitivo ascoltando due canzoni di numero e poi andare a fare un giro a Otranto.
Stiamo confabulando fuori dal bar sul da farsi quando una ragazza seduta all’unico tavolino non riservato ci dice “Volete sedervi qua? Tanto io sono sola e qua ci sono due posti liberi”. Io e Maria Sole non volevamo disturbare, ma questa ha insistito un po’ (e poi la barista ha confermato che era l’unica soluzione) così ci siamo sedute con lei.
Ovviamente, visto che era sola ed era stata così gentile, abbiamo da subito iniziato a fare conoscenza, le abbiamo offerto un aperitivo e abbiamo chiacchierato un sacco prima che il concerto iniziasse. Come ci siamo dimostrate disponibili al dialogo, Vittoria (il nome della matta) ha iniziato a farci delle confidenze anche intime e personali. Ci ha raccontato poi che è di Reggio Emilia, che è scesa con il cugino giù in Puglia perché lui è originario di Maglie e ha la casa là, che lui sta sempre in casa a dormire e non esce mai (probabilmente depresso perché s’era appena mollato con la morosa), che lei si annoiava a morte perché non avendo la macchina non usciva mai e non conosceva nessuno, che era appena stata in ospedale, ecc. Dopo frasi del genere ci chiedeva: “Ma voi dove andate di solito?”, “Ma avete la macchina?”, “A me piace tanto ballare, voi andate spesso?”.
Io e mia sorella rispondevamo a monosillabi e quando era distratta confabulavamo tra di noi “Mo vedi che ci chiede di uscire”, “Questa ci sta sparando delle frecciatine per attaccarsi a noi”.
Continuava con le sue confidenze, a volte contraddittorie, e ci parlava della sua famiglia. Noi ad un certo punto siamo anche arrivate a pensare che il cugino la picchiasse.
Così Vittoria ci parlava di lei e della sua vita un po’ strana mentre si sbaffava tutti i salatini dell’aperitivo.
(Vittoria è decisamente sovrappeso ed ha anche un modo strano di parlare, sembra un po’ ritardata, capelli lunghi e arruffati, un modo di gesticolare nervoso e continuamente attaccata al cellulare)
 

Inizia il concerto ed inizia anche a piovere.
“Voi siete in macchina?”
“Sì”
“Vi posso chiedere un passaggio per tornare a casa, sono con i tacchi e ho un sacco di strada da fare, poi con la pioggia…”
Qualche attimo di smarrimento e poi
“Eh va bene, noi però stiamo poco, non ci guardiamo tutto il concerto” cercavamo di dissuaderla dal suo programma
“Sì sì va bene”
“’azzo!”
Smette di piovere, magari Vittoria non vuole disturbare e decide di andare per conto suo. Macchè.
“Allora chiamo mio cugino e gli dico che torno in macchina con voi”
“……………………………ok!”
“Questa ci ha abbordate per farci fuori!”
 

Iniziamo a stufarci, ci alziamo tutte e tre, facciamo due foto ai vip in questione e ci incamminiamo verso la macchina.
Il modo di fare di Vittoria era un po’ agitato, anche il suo modo di camminare non era fluido e rilassato, un po’ trasandata e impacciata nei movimenti.
Mia sorella al volante, “Mi metto io dietro così tu Vittoria guardi meglio la strada e ci dici dove andare” che tradotto era “Mi metto io dietro così se alzi le mani e tiri fuori un coltello dalla borsa ti arriva un cazzotto in faccia, se fai qualcosa a mia sorella sei morta”, occhiolino a mia sorella prima di salire come a dire “la tengo sotto controllo io tranquilla”. C’eravamo fatte un film assurdo infatti, ma vi assicuro che lei di testa non stava assolutamente bene.
Ci guida lei verso casa di suo cugino, effettivamente la strada era lunga e farla a piedi sarebbe stato pesante. Arrivate in periferia io mi stavo cagando addosso: strade buie (giù l’illuminazione è inesistente), brutto quartiere, nessuno per strada, ho pensato subito “mo tira fuori qualcosa e ci ammazza e poi ci rapina”. Procediamo fino a casa, “suona il clacson così avverto mio cugino che sono arrivata”. “Ma che suoni il clacson a fare?” ho pensato, “Per avvertire che siamo arrivate così tuo cugino scende assieme ad altri tre o quattro amici e ci ammazzano?” Sono una persona ottimista, lo so, e anche molto fiduciosa nel prossimo!
“Grazie per il passaggio, siete state molto gentili”
“Ma figurati, grazie a te”“per lo scagotto”
“Senti ci scambiamo i numeri di telefono così poi ci sentiamo?”
Mia sorella impacciata “Ehm sì certo, aspetta un attimo che prendo il telefonino perché il numero non lo ricordo, è nuovo”.
Ovviamente è finita che le ha rifilato il numero wind che non utilizza mai (e che veramente non sa).
Appena è scesa siamo corse a Otranto ancora mezze cagate sotto.
Un film!

      




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3 aprile 2006

Short Message Service

Vorrei inaugurare una nuova rubrica: quella degli sms. Ci penserò
Il motivo è che ogni tanto mi arrivano sms assurdi da non si sa chi e talvolta pure criptici.

Oggi mi è arrivato questo:
 

mittente: INFO SMS
Ciao Angela se hai voglia di PEDALARE con noi stiamo organizzando una long ride meravigliosa il 9 apr prenota prima possibile per info xxxxxxxxx ciao da ev
Ma chi miiiiiiiiiiiiiiiiiiinchia è?? Cos’è sto INFO SMS?? Chissà a quale circolo ho dato il mio numero di telefono (o forse è stata quella volta ai bagni dell’autogrill?).
No mai poi: pedalare?? Long ride??? A me?? Ahahaha poracci.
 

Tempo fa un mio amico mi ha mandato questo:
Ciao Angelucola, un saluto da Luca, Marco e Raffaele e ovviamente dal tuo amato. Ti ricordiamo tutti come una carinissima amica. Smack
Sembra anche a voi un necrologio vero? Gli ho risposto mandandolo a quel paese!
 

Ancora prima questo da una sconosciuta che ha sbagliato numero (io manco ho risposto):
Ciao Vero scs se t ho svegliato! Oggi pome c vieni al Seven? Se sì cn ki? Risp tvukdb!
Questa avrà sicuramente quattordici anni o giù di lì. Io alla loro età mica scrivevo così eh! E se mai l’ho fatto vi autorizzo a picchiarmi.




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23 marzo 2006

Martedì in mensa

Nell’ultimo periodo, sfidando la pigrizia che mi contraddistingue, sono tutta casa - aula studio. Oddio, qualche volta bigio schifosamente come oggi e ieri (stanotte però non ho dormito una cippa) ed è anche vero che ho una vita sociale che si risveglia alla sera. Resta il fatto che da tempo immemore mi sveglio alle 7.45 tutte le sante mattine per strisciare sull’Undici che mi porta in centro e da lì zampetto verso la  facoltà per rimanerci fino alle 17, ora più ora meno.
A pranzo ovviamente si va in mensa. Non più tardi delle 12 (come le galline) altrimenti c’è il mondo. Io mi diverto sempre un sacco in mensa, anche perché le battute più riuscite sono sempre state partorite là, quando mangi, quando hai l’insalata tra i denti e per ridere sguaiatamente devi coprirti la bocca con la salvietta altrimenti partono pezzi di cibo. Poesia.
Poi incontri un sacco di casi umani e succedono cose inspiegabili, come martedì.
Stavo chiacchierando beatamente con la Valentina che era seduta di fronte a me. Mi stavo guardando intorno quando l’attenzione mi cade su una ragazza. Si stava stiracchiando mettendosi a posto la lunga chioma di capelli che evidentemente le procurava non pochi impicci. Nel farlo ha inarcato la schiena mostrando alla sala du’ zinne paurose. Ho pensato subito “cavolo, quello che hanno tolto a me, lo hanno dato a lei” e poi “ecco perché i maschietti guardano lei e non me, con ‘sti capelli schifosi che ho in testa oggi” (martedì, prima giorno di primavera, pioveva in tutta Italia quindi Angela = capelli crespi) e via di seguito. Mentre la guardo, mi sgama. Se il primo pensiero è stato “porcazozza” poi mi sono detta “ma sì dai, capirà che è tutta invidia” e morta là.
Finisco di addentare la carne e la verdura mentre racconto la mia uscita della sera precedente.
Mentre la Vale dopo poco è intenta a prendere i nostri caffè al bancone io di nuovo mi guardo intorno. Mentre ascolto distrattamente i cavolacci di quelli seduti alla mia destra, alla mia sinistra in lontananza si alza la tipa di prima: se ne sta andando. Per farlo mi passa affianco e io sento un suo «Ciao»
                                         
Ora: SICURAMENTE stava salutando qualcuno dietro di me, anche perché io non l’ho guardata in faccia quindi non aveva nessun input per salutarmi, resta il fatto che la cosa mi ha spiazzata lo stesso.

Gif fregata a MuZical Prostitute




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3 marzo 2006

Timori

Mia madre si è fissata con l’incenso adesso

c’è UNA PUZZA in casa che non vi dico

Ho paura un giorno di entrare in casa e di trovarla per terra a gambe incrociate

con le treccine in testa mentre fa lo YOGA




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4 febbraio 2006

Buone azioni quotidiane

Ma che è tutta sta polizia?

Boh… ci sarà qualcuno di importante

Magari c’è una manifestazione. Anzi no guarda, sono tutti davanti al Pedrocchi, ci sarà qualcuno là dentro

Bandiere della Lega!

O mio dio Nicu!! C’è Calderoli!!!!!

Dove???

Là, guardalo, c’è pure la telecamera

O mio dio

Scattano insulti del tipo “sto razzista schifoso”, “ignorante”, “e pensare che la moglie è una cornuta, ma chi se lo fa quello?”

“RAZZISTA DI MERDAAAA”

Ahahah

...

Si avvicina uno con gli auricolari, probabilmente una bodyguard solo che era la brutta copia di Alvaro Vitali, dieci chili in più e più basso di noi

Che hai detto?

Che è un razzista di merda

Vedi di andartene

Scusa??? Io voglio rimanere qua invece

Non puoi dire certe cose, guarda che chiamo la polizia

E da quando non si può parlare

Si avvicina un ragazzo tutto firmato con il ciuffo da fighetto: “guarda che è una carica dello stato, è diffamazione questa”

Phuahauhuahuhauhauhauhauh risata generale

Non esiste manco più la diffamazione

Chiamo la polizia, vedi di andartene o alzo le mani

Chiamala chiamala

 

Si vede questo errore della natura andare dal poliziotto, alto il doppio, a borbottare qualcosa. Il poliziotto piuttosto incazzato che lo manda a quel paese

Poraccio!

Per il resto: Calderoni è ancora in circolazione! Dobbiamo fare qualcosa!!




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22 gennaio 2006

Alle poste

Oggi piacevolissima (ma dove???) mattinata alle poste, non quelle generali figuriamoci se vado fino in centro, ma quelle sotto casa mia, le famose poste della periferia: centro nevralgico di casi umani dei più disparati.


Mi sveglio alle 11, almeno credo siano le undici, ricontrollo dopo due secondi e noto con piacere che sono le 11.44 in punto. Limortacci! Io che non so niente degli orari delle poste mi alzo in fretta e furia e mi vesto per poi catapultarmi al fatidico ufficio. Ovviamente era l’ultimo giorno per pagare quella dannatissima multa che ho preso un mese fa con mia sorella (Guidava lei! Ha parcheggiato lei!). Quella volta che scende in Italia e andiamo a sbaffarci un aperitivo in piazza ci tocca anche prendere la multa? 35 euroni andati così? Questi ausiliari del traffico li ammazzerei tutti, sono peggio delle zanzare.


Durante il tragitto mi rendo conto di non essere al massimo della mia tenuta psicofisica: i capelli sembrano pettinati con i petardi, gli occhi cisposi sono ancora incrostati di sonno e non ricordo (probabilmente ho rimosso) come mi sono vestita. Ma chi se ne frega no? Non devo mica andare alla prima della Scala, tzè.


Beh insomma arrivo “Là” e noto con piacere che c’è almeno una decina di persone davanti a me. Ci sono due sportelli, se mi va bene potrei anche cavarmela in poco tempo e invece no! Perché la media d’età delle persone che mi stanno davanti si aggira intorno agli 80 anni, yuppi. Borbottando qualche bestemmia in aramaico mi metto in fila quando sopraggiunge dietro di me un ragazzo. Capelli biondi, rasati ai lati, occhi azzurri e naso aquilino. Più che magro direi gracile, vestito molto bene, tutto coordinato con la borsa di Louis Vuitton: chiaramente omo. Mentre io rincoglionita più che mai aspettavo il mio turno e tentavo di fare una faccia sveglia, l’omo resosi conto della lentezza spropositata della coda inizia a fremere. Probabilmente non essendo un indigeno era abituato ad una diversa velocità. Spettacolari i suoi commenti sulla gente in fila, io gli sorridevo come per dire “taci va che ce ne abbiamo ancora per venti minuti minimo”. Il suo “giuovine!” rivolto ad un signore di quarant’anni che non si era accorto dello sportello vuoto sembrava preso da un dialogo de “Il vizietto” film che adoro tra l’altro, non solo perché i gay mi sono sempre stati più che simpatici ma anche perché Tognazzi è l’uomo della mia vita. Ma l’apoteosi del surreale giunge con l’entrata in scena di un signore, credo pluricentenario, con tanto di bastone e passo apatico che sorpassa tutti e si dirige verso la tipa, anzi il donnone per la stazza, dietro al vetro dello sportello. Ero distratta (o ancora in coma profondo dal sonno) e ho sentito solo un “Posso fare subito signorina? Ho la prostata e poi mi vede (alzando le braccia e improvvisando una sfilata come per dire ‘guarda come sono messo’)” Fulminato da tutti con uno sguardo diaBBBBolico e con un urlato “ Ah bello mio, mettete in fila sai, tzè (rivolto a tutti) questo crede di fregarci” da parte dell’omo, il provato vecchietto si mette in fila. Oddio io l’avrei anche fatto passare, alla prostata non si comanda, però effettivamente se lo faccio passare io vuol dire che tutti quelli dietro di me saltano un turno. Ancora pochi minuti e avremmo finito tutto: l’omo che commentava la prontezza di riflessi di una donna sui 75 anni, visibilmente rincojonita come poche, mentre io mi osservavo le facce delle donnone agli sportelli. Tralasciando il fatto che in tre (c’è anche un terzo sportello ma si usa solo per i pacchi e cose simili) pesassero più di 500kg mi chiedevo come mai avessero delle espressioni tipo ‘voglio morire’ oppure ‘adesso li ammazzo tutti’ o ancora ‘che lavoro di merda mi sono trovata?’ quando è arrivato finalmente il mio turno.


Mi sono sbrigata in fretta e sono uscita all’aria aperta, a riveder le stelle.




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