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  garbage [ Le scopazze più belle del mondo ]
         



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3 maggio 2010

azzo!

Ma siamo già al 3 maggio?
Fra meno di un mese mi devo trasferire! Azzo!




permalink | inviato da garbage il 3/5/2010 alle 23:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



30 marzo 2010

affranta

com'è possibile che la destra abbia ottenuto questi risultati?
com'è possibile che la gente ancora non riesca a riconoscere il marcio?
com'è possibile che l'arroganza superi giorno dopo giorno ogni barriera morale?
com'è possibile?


sono in lutto.


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permalink | inviato da garbage il 30/3/2010 alle 19:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa



22 marzo 2010

siamo tutti osservatori

Ma com'è possibile che l'Italia sia arrivata a questo punto?
Leggendo i giornali e guardando quei pochi tg decenti si vedono politici e uomini di potere corrotti. Tutti che vanno a puttane, tutti che speculano sulla vita degli altri per soldi, nessuno di loro sembra avere una morale.
Com'è possibile difendere questa gente che parla tanto di libertà e democrazia?
Forse è colpa della sinistra se quei quattro dementi si sono presi tardi con la presentazione delle liste per le prossime elezioni? Sarà mica dovere della sinistra pensare agli elettori della destra?
Un recordman che dice di essere capace di raccogliere un milione di persone in piazza e poi viene tristemente sconfitto da una semplice quanto esplicativa foto.
Un recordman sicuramente in fatto di imbrogli, di leggi fasulle, di visioni contorte; un recordman di arroganza, prepotenza e megalomania.
E mentre si pensa alle leggi intepretative e a quanti soldi di incentivo si possono dare per chi deve comprare uno yacht io sono ancora qui con un contratto a progetto che mi scade a breve. Penso a che pensione avrò un giorno, se l'avrò. Penso a quando potrò fare un figlio. Penso, in caso, a che istruzione riceverà mio figlio a scuola e così via.

Forse si stava meglio quando si stava peggio.


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permalink | inviato da garbage il 22/3/2010 alle 11:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa



22 luglio 2007

Io e gli sport

Ieri sera mi sono ritrovata a discutere con gli amici sull’infanzia, sulla nostra infanzia, in particolare sugli sport che ci facevano fare da piccoli.
Così ho ricordato, ridendo, di quando mia madre mi ha obbligata a fare danza. DANZA!!! IO!!!!! Io e la danza siamo come il diavolo e l’acqua santa, agli antipodi. Mi ricordo che mi ci aveva portata perché c’era mia cugina che andava ottenendo successi (chissà che successi si avevano a 5 anni poi) o forse sotto sotto voleva che diventassi più aggraziata e femminile (alla luce dei fatti non è servito ad una mazza!). Ho solo pochi flash che mi ricordano le lezioni in tutina rosa (mio dio che schifo) assieme alle altre future ballerine. Uno in particolare riguarda, ovviamente, una figura di merda planetaria. Chissà perché i bambini sono inibiti in mezzo a persone che non conoscono, o almeno così ero io, ed è per questo che non ho avvertito nessuno che mi scappava la pipì. Il flash riguarda ovviamente il lago che avevo ai miei piedi e a tutte le impronte di pipì che mi lasciavo dietro continuando a fare gli esercizi.
Credo sia stata la mia ultima lezione.
Un altro tentativo di intraprendere la carriera da atleta è stato con il nuoto. Il nuoto mi piace moltissimo, mi è sempre piaciuto e mi ricordo che alle elementari ci portavano a fare il corso. Io ero una delle più brave nonostante avessi preso solo un brevetto. Mi ricordo però che scelsero me per partecipare ad una gara di nuoto. Mia mamma, tutta contenta ed esaltata, mi comprò un costume osceno. Era un costume intero dorato con disegnati dei pesciolini e con un fiocco su una spallina. Un uovo di Pasqua. Sarà per questo che sono arrivata terza su quattro.

Una carriera finita ancora prima di nascere.




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12 giugno 2007

Io do fastidio.

Ci sono cose che danno fastidio.
Se c’è una cosa che mi demoralizza più delle altre è quando le persone ti trattano male. Giorni, mesi passati a conquistare con il sudore un minimo di rispetto e di riconoscenza buttati nel cesso in un attimo. Giorni e mesi a buttar giù il rospo e far finta di non vedere molte cose per il poco efficace e per niente produttivo “quieto vivere”. Così, perché evidentemente do fastidio.
Do fastidio perché sono precisa, nei principi come nelle azioni.
Do fastidio perché certe cose le vedo bianche o nere.
Do fastidio perché i valori vengono prima di tutto e se tu, amico, sbagli te lo faccio notare.
Do fastidio perché non la penso come te.
Do fastidio perché sottolineo i tuoi errori, e sono tanti.
Una rompicoglioni insomma, ma su valori come rispetto e correttezza morale non transigo.
Così adesso sarai fuori a sparlare di me, a mettere zizzania tra i tuoi amici, perché è l’unica cosa che sai fare, parlar male e dire menzogne tutto il tempo.
Me ne fregasse qualcosa poi, di te e dei tuoi amici.
Quello che mi frega è che ancora una volta non sono riuscita a diffondere un po’ di buonsenso in persone che non sanno neanche cosa sia. Se non c’è terra fertile è inutile dare acqua però. 

Adesso avrei solo bisogno di una carezza. Servirebbe a togliermi il macigno che ho addosso.




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5 maggio 2007

Ciao Giamp

Avevo promesso di copiarvi la lettera che avevo scritto ai condomini (e che comunque non ho mai messo nelle loro caselle di posta) per far loro notare alcune cose del palazzo. Pensavo di avercela nella chiavetta e invece mi sa che ce l’ho nel mac a scuola. Lo farò prossimamente.

 

Il primo post che voglio scrivere, ora che anche a Milano ho la connessione e finalmente riprenderò a curare questo mio spazio, lo voglio dedicare a Giampiero.

 

Giampiero è stato mio compagno di classe per cinque anni, al liceo scientifico Ippolito Nievo di Padova.

Giampiero era una delle poche persone simpatiche di classe mia.

Giampiero mi imitava la camminata da rapper strascicata e tutta storta che mi faceva morire dalle risate.

Giampiero non guidava una macchina, guidava un salotto, una di quelle vecchie Volvo con le poltrone all’interno.

Giampiero era silenzioso e stava un po’ sulle sue.

Giampiero era mezzo americano e durante le ore di inglese lo prendevamo in giro per la sua parlata strana e incomprensibile.

Giampiero era un po’ trasandato, metteva le magliette nere al contrario.

Giampiero era un ragazzo buono.

 

Ci siamo trovati tutti insieme, parlo degli ex compagni di classe, di nuovo davanti ad una chiesa dopo quattro anni, di nuovo per un funerale. Strana coincidenza l’aver riallacciato i rapporti una settimana prima della telefonata, dei dubbi, dei sensi di colpa, dei silenzi.

 

Mi dispiace averlo perso di vista negli ultimi tempi, di non essergli stata vicina quando lo ha mollato la ragazza, di non aver saputo della sua depressione, di non potergli chiedere ancora di farmi la camminata da rapper.

Ciao Giamp




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29 gennaio 2007

Viva lu sule!

Se c'è una cosa che mi fa venire i nervi è quando finisce la carta in bagno.
Ci saremo passati tutti, no? Sono minuti davvero di puro terrore.
A casa maledici te stessa e la tua pigrizia per non aver cambiato il rotolo prima, ma se succede a scuola?
No dico, sono riuscita a beccare il rotolo finito pure nei cessi dell'Accademia.
Ma che sfiga è???
Beh, cambiando discorso vi comunico che mi sto innamorando di questa città.
C'è più sole qua che a Padova, l'aria è frizzante e un sacco di bella gente che passeggia per le strade.
Il week end lo dedico al girovagare, non prendo mai i mezzi e arrivo al duomo con le mie zampe!
(Sabato vado alla MHW per comprarmi una cartella, non vedo l'ora!!)
Quand'è che organizziamo una pizza in questa bella città dalle mille possibilità? Porompopò!
Daaaaaaaaaai!




permalink | inviato da il 29/1/2007 alle 16:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa



22 gennaio 2007

Ho bisogno di una vacanza!

Ma è da un mese che non scrivo più?
Cavolo ragazzi quando sono a Milano perdo qualsiasi riferimento temporale.

Sto perdendo la testa per uno. Come devo fare? Mi devo esporre?





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9 ottobre 2006

E se ce l'ho fatta io...

Non immaginavo potesse andare così bene.
Quattro punti su cinque per una tesi che ha avuto parecchie difficoltà a nascere sono davvero troppi, o quasi.
Una discussione divertente e frizzante non me l’aspettavo proprio.
Quando ho visto che i professori erano euforici e cazzeggiatori già per conto loro ho pensato “è fatta”, sparo qualche battuta e mi sciolgo un po’. E così è stato. Un paio di battute, stile Angela, qualche risata alle mie spalle, il relatore divertito e gli altri professori che mi sorridevano.
Sono rimasta dieci minuti là dentro, mi sono sembrati pochi secondi.
Poi sono uscita, ho bevuto e riso, riso e bevuto.
E domani festeggio, due volte, a Milano.
Sono davvero contenta!




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2 ottobre 2006

Le emozioni vere

Oggi ero in macchina con i miei. Tornavamo da una mangiata galattica sui colli ed ascoltavamo un po’ di musica alla radio.
Ad un certo punto parte la canzone di Tiziano Ferro, l’ultima, quella dove ricorda Amsterdam ecc. Una canzone che a me fa schifo, per mille motivi, anche solo semplicemente la musica o il ritornello che non si riesce a cantare. Conoscendo i miei polli (parlo dei miei) mi aspettavo un loro commento, che puntualmente se ne esce tempestivo.
Ai miei non piace niente, è bene farlo presente, che sia un film al cinema o una canzone alla radio hanno sempre qualcosa da ridire però oggi mia madre se n’è uscita con una critica che mi ha lasciata di stucco: “Che brutta questa canzone, si sente che non sono emozioni vere. Vuoi mettere un Battisti?”. Ora, i miei hanno come punto di riferimento delle colonne portanti della loro generazione, come Battisti e Mina, e allora buona notte al secchio nessuno arriva a tanto. Però quella frase “si sente che non sono emozioni vere” è di un reale che quasi lascia senza fiato.
Mettiamo da parte Tiziano Ferro che è gay e canta per le donne, quindi uno più falso non ci può essere; ma anche tutti gli altri, i giovani artisti di oggi, cantano cose banali e stupide e per di più si sente che sono artificiali. Non c’è niente che possa far pensare ad un’esperienza vissuta o in corso, nessuna percezione di qualcosa che si ha veramente provato.
Non voglio generalizzare, tanti giovani cantanti mi piacciono e pure parecchio, però in linea di massima la media è piuttosto basta.
Dopo tutto perché noi 23enni riusciamo a cantare a memoria canzoni di Mina, di Gino Paoli, di De Gregori, di Battisti di secoli addietro e non ci ricordiamo neanche mezzo ritornello di una canzone della Tatangelo di due anni fa?
(ok, la Tatangelo è un caso estremo e disperato, però era per rendere l’idea)




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29 settembre 2006

O era una smorfia?

Ma questi milanesi non sono poi così malaccio.
Me li avevano presentati come stronzi stressati che non ti cagano neanche di striscio (non male eh?). E invece! Ogni volta che salgo sull’autobus c’è qualcuno che attacca bottone e il modo in cui lo fanno mi fa capire che la gente ha proprio voglia di parlare (e io ovviamente ci sto).
 Mi fa piacere iniziare a parlare con sconosciuti: non hai nessuna aspettativa, non sai cosa ti risponderanno perché non li conosci minimamente, è tutta una novità.
Oltretutto è pieno di bonazzi, un po’ troppo presi da se stessi e un po’ troppo in giacca e cravatta per accorgersi di uno sguardo in più. Pazienza.
Comunque i milanesi sorridono: li ho visti!




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3 settembre 2006

Lettera ad uno sconosciuto

Ieri sera ero stanca morta e non avevo nessuna voglia di uscire così mi sono messa a chiacchierare con un tale Roberto di Livorno su Msn.
Dopo un po’ che si parlava è venuto fuori che tutti e due abbiamo bazzicato la chat di Lycos, quella tanto carina ambientata in una nave. Non entro più in quella chat oramai da tanto tempo, da quando mi sono accorta che gira gente che non mi piace neanche un po’. Avevo persino organizzato un raduno a Padova con alcuni di loro ma l’evento che mi ha dato la mazzata decisiva per chiudere i contatti è stata la cena fatta a Bologna.
Partita da casa tutta entusiasta e con la voglia di conoscere gente come al mio solito, mi ritrovo alla sera circondata da persone che non hanno assolutamente niente in comune con me. Persone tristi, sfortunate, persone che non hanno argomenti da snocciolare: mi guardavo intorno e mi chiedevo cosa ci facessi là. Anche il cibo era triste e il locale squallido, mi sembrava di essere in un film ambientato nelle periferie più sporche e malfamate di una metropoli.
Al tavolo mio per fortuna sedevano le persone che conoscevo meglio e con cui avevo legato di più, persone più vicine al mio modo di vivere. Tanti mezzi sconosciuti che mi parlavano e mi raccontavano un po’ di loro, si parlava di chat ovviamente, e di pettegolezzi aderenti a Lycos (soliti discorsi che si fanno ad un raduno di chatters). Al tavolo sedeva anche un tipo strano, un po’ distratto e assente ma nonostante questo interveniva nel discorso con l’impegno di farsi piacere e accettare dal gruppo. L’aria un po’ malinconica di questo architetto di Rimini mi è rimasta impressa e ancora oggi me la ricordo nonostante siano passati più di due anni. Un po’ sulle nuvole, mi sembrava il classico tipo sfigato con le donne, quello che probabilmente ha anche tante cose da dire interessanti ma che l’insicurezza e la timidezza lo allontanano da qualsiasi contatto con l’altro sesso.
Ieri Roberto mi ha detto che a marzo si è suicidato. Un colpo di pistola, probabilmente per un tracollo finanziario. Dire che la notizia mi ha lasciato di stucco è dire poco. Era seduto là, vicino a me, abbiamo anche scherzato ma le sue risate me le ricordo tristi, di chi non ha l’anima in pace.
Io non so se sia per un motivo economico che ha deciso di andarsene, ma sono convinta che non stesse bene per altre ragioni a me sconosciute che non ho potuto o saputo approfondire.
Così ieri sera sono entrata dopo secoli su Lycos e sono andata a vedere il suo profilo, c’è la sua foto: me lo ricordavo bene. Tutta la gente era passata di là lasciando messaggi nel Guest Book sperando che da qualche parte lui possa leggere, gli amici più cari e anche quelli completamente sconosciuti. Io non ho scritto niente, se non questo pensiero per ricordarmi di lui.
Spero solo che ora tu sia sereno, ciao Valentino.




permalink | inviato da il 3/9/2006 alle 12:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa



2 settembre 2006

Fuori uno

Io mi chiedo perché gente come Dj Francesco (o solo Francesco, che fa tanto bravo ragazzo) lavori. Le canzoni che canta fanno una discreta pietà, nell’ultimo video poi ha una faccia da sberle vergognosa. Completamente inutile al mondo ora me lo ritrovo anche a Rtl102.5, la radio che ascolto sempre. Sì crede simpatico, probabilmente anche figo, forse anche bravo a cantare (venderà anche qualche album a quelle quattordicenni rincoglionite che non capiscono una fava di musica, no?). Dovrebbe ringraziare il cielo se di cognome fa Facchinetti perché se non fosse stato così adesso preparerebbe panini con la cipolla fritta allo Zozzone di Ostia. Che poi anche il padre, insieme ai Pooh, ma perché non va in pensione? Cantano da ottant’anni e io mi ricordo solo una canzone che hanno fatto. Una!
La “piccola” Katy avrà centoquarantotto anni oggi.
C’è tanta gente in gamba a zonzo in questo momento, ma facciamoli lavorare! Eliminiamo i pesi morti!




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28 agosto 2006

Il senso di sporcizia

Più passa il tempo e più mi rendo conto che tutto gira intorno all’immondizia!!
Per esempio ho già detto che la mia tesi parla di rifiuti? Per la precisione sulle pubblicità sociali per la raccolta differenziata ma sempre là si cade.
Però ora sto pensando ad uno stato d’animo, più che a qualcosa di materiale.
Talvolta mi capita di sentirmi sporca. Vorrei precisare che la pulizia quotidiana non manca, mi lavo e spesso. Lo sporco di cui parlo è qualcosa di non tangibile ma che comunque mi pesa addosso.
E’ una brutta sensazione, non c’è neanche il bisogno di sottolinearlo. Questo capita quando mi rendo conto che quello che sto facendo della mia vita fa decisamente schifo: le persone che frequento, quello che penso, che provo, gli obiettivi che mi prefiggo… tutto fa schifo, è ignobile. Ignobile è la parola adatta, perché è proprio il contrario di nobile, nel senso di alto e buono. Mi fermo e osservo come mi sia circondata di sporcizia, di come io sia diventata sporcizia e allibita mi vergogno di me stessa. Per fortuna la cosa mi fa talmente paura che a questo segue il processo di pulizia o forse meglio dire purificazione. Così mi tolgo tutto quel fango che quasi vedo materialmente sulle mie braccia e sul mio torace che non mi fa respirare e non mi permette di muovermi. Levo quella corazza che mi portavo da chissà quanto tempo ma che solo all’ultimo ho visto e mi sento più leggera. E mi guardo attorno. Vedo spazi aperti, verdi, allargo le braccia e mi sento bene.
Ultimamente ho visto solo spazi verdi e puliti, mi sentivo bene, felice. Ero orgogliosa di me stessa per le mie azioni, per i miei sentimenti limpidi e sinceri, per quello che mi stava capitando. Tutto perfetto. Ho capito solo allora quali sono le mie capacità, quello che riesco a fare quando credo veramente in qualcosa. Sono riuscita anche ad avere stima di me stessa, che non capita quasi mai, per la bella persona che ero diventata. Mi sentivo una persona migliore.
Adesso la paura è quella di ricadere nel pozzo buio e viscido da cui sono, anche con un po’ di fortuna, uscita.

 

Capita di incontrare persone stupende, in gamba. Persone buone e sensibili. Allora pensi che il mondo non va così a rotoli come molti lo dipingono, che qualcosa di bello c’è.
Così ti rimbocchi le maniche e aspiri a diventare come loro.




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25 agosto 2006

Santa polenta!

Più gli anni sono passati e più mi sono sforzata di parlare bene del mondo internauta (internettiano, internettarolo, internettese…) a chi non conosce assolutamente niente di questo mondo rimpicciolito (ma neanche tanto).
Anni passati sulla tastiera mi hanno permesso di conoscere i pregi e i difetti di questo luogo sfruttato (male) dai più. Con abilità retoriche degne di un sofista greco, sono sempre riuscita a ribaltare qualsiasi affermazione negativa che veniva scagliata contro cotanto mezzo di comunicazione.
Ma chi me l’ha mai fatto fare??
Stamattina, parlando con l’ennesimo idiota, mi sono pentita di essere stata l’avvocato del diavolo.
Non si può parlare bene di internet se è piena di deficienti; se analizzo la (scarsa) qualità dei miei interlocutori, ne viene fuori un sondaggio raccapricciante.
Arrotondando per difetto, su mille uomini con cui ho scambiato più di due parole, il risultato è che:

 

-          900 sono superdotati e delle bombe del sesso (li immagino proprio, dopo 3 minuti stanno già russando)

-          750 sono non sanno cosa sia l’ironia (però si definiscono simpatici)

-          700 si sentono presi in causa quando si parla di sfigati (coda di paglia?)

-          650 sono psicologi, sanno già tutto di te dopo un “ciao”

-          600 usano parole ricercatissime e per questo obsolete spacciandosi per intellettuali (poi mi scrivono “spece”)

-          500 non conosco la grammatica italiana e l’uso della punteggiatura

-          400 non sanno dialogare e rispondono con faccine perché non trovano una risposta più intelligente

-          200 non sanno dove sia Padova (!)


Qualcuno in mezzo che si salva ce n’è, però la scrematura richiede pazienza e sacrificio!




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22 agosto 2006

Poi passa

Non riesco a fare a meno di scrivere un pezzo lagnoso e depresso. Ma lo faccio non perché voglia fare la vittima ed essere compatita da qualcuno. Non è nemmeno uno sfogo perché non sono incazzata e non posso definirlo nemmeno come un disagio interiore.
E’ un malessere diverso, un periodo strano, fiappo. Una sensazione quasi ovattata che provi quando non sai definire una situazione, non sai come stanno le cose, aspetti una telefonata che non arriva mai, un messaggio che sai già che non leggerai. Ma i motivi non li sai, i motivi non ci sono, succede tutto un po’ a casaccio, o almeno questa è la prima impressione.
E’ come quando si è sotto la doccia, esattamente sotto il getto dell’acqua che scivola sulla testa, passa sulle orecchie e non senti più niente. E’ un rumore strano ma dopo tutto piacevole, sembra quasi di stare da un’altra parte, fuori dal mondo. Poi ti sposti, l’acqua anche e così torni a sentire i rumori del bagno, della casa, e atterri di nuovo sul pianeta terra.
L’impotenza nell’agire, la costante paura di sbagliare si vanno a scontrare però con la tranquillità che sotto sotto è ben ancorata. La sicurezza di quello che sento e di quello che so del mondo intorno a me mi calmano. Le certezze sono poche ma ben chiare, nonostante tutto lo smarrimento persiste.
Ma è un momento passeggero: tutto passa, passerà anche questo.




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7 luglio 2006

Sono una persona imbranata

Nonostante mi accorga di essere impacciata non faccio niente per migliorare: oltre a essere imbranata sono anche rimbambita insomma.
Lo sono soprattutto quando si tratta di esprimere un concetto, un’opinione, un’emozione. Mi capita molto spesso di balbettare o fare pause interminabili quando parlo con gli amici sui più svariati discorsi. Questo potrebbe dipendere dal fatto che non parlo tanto di mio, sono stata una persona molto silenziosa in passato, ora mi trascino dietro le conseguenze.
Sono molto più goffa quando si tratta di dire ad una persona quanto questa sia importante per me: mi preparo discorsi ponderati e formali, inutilmente solenni che non ho mai il coraggio di proferire al diretto interessato. Il timore è quello di sembrare fredda e distaccata, cosa che non è.
Passeggiavo secoli fa con mia sorella in centro. Mentre attraversavamo una strada ci veniva incontro una coppia giovane, sconosciuta, e proprio quando ci erano affianco il ragazzo con una tranquillità disarmante pronuncia un “Ma lo sai che ti amo?” alla sua fidanzata, e poi via, come se niente fosse. Dovrebbe essere così, bisognerebbe (lo dico per me soprattutto) imparare ad essere più sereni e rilassati. Certe cose dovrebbero uscire naturali, come è naturale il sentimento che le contraddistingue.
Trovo sbagliato idealizzare troppo le parole “ti amo”, si finisce con rinchiuderle nella torre d’avorio e non utilizzarle mai, nemmeno quando sarebbe il caso.




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21 maggio 2006

La borsa di tela rossa

Ogni volta che vado a Milano, che sia in giornata o che mi fermi per più tempo, riesco con precisione maniacale a portare a termine tutto quello che voglio fare. Di solito ho sempre quei quattro-cinque amici da salutare, che vedo troppo poco, da spalmare in pranzi, caffè, aperitivi e passeggiate per il zentrum. Senza contare che molte volte vado per cose “serie”, tesi compresa, o colloqui di orientamento per scuole di specializzazione varie.
Martedì ero nella capitale lombarda, accompagnavo mio padre che doveva andare ad un paio di riunioni di lavoro. Sapendo che ci saremmo fermati poche ore non volevo organizzare niente a parte un caffè nel pomeriggio con un amico che aveva da poco fatto gli anni (poi si è aggiunto un pranzo con due amici patavini), volevo farmi una bella passeggiata e magari un po’ di shopping (non ho trovato una mazza, sigh). Così, diversamente dal solito, non mi sono trovata a correre tra una metro e l’altra per raggiungere persone sparse di qua e di là, ma mi sono data al relax ed ho osservato.
Ho osservato la gente che cammina, la gente che parla, che aspetta il tram. Ho parlato con Ibrahim (chissà come cappero si scrive) che voleva vendermi dei libri africani; il suo collega mi ha chiesto se ero romana… ma che accento ho? Devo fare un corso di dizione, ho capito!
Dalle panchine di Piazzale Cadorna ho visto un barbone che aspettava non si sa cosa. Seduto su uno di quei cilindri di cemento messi vicino alla fermata del 27 si guardava intorno anche lui, ogni tanto salutava la gente là affianco che aspettava, ogni tanto sorrideva, spesso guardava nel vuoto e pensava. Abbracciava la sua borsa in tela rossa, custode di strabilianti segreti, come se fosse cosa più cara al mondo e probabilmente lo era.
Farò anch’io così. Prenderò la mia bici, arriverò in Prato e sdraiandomi sull’erba osserverò la gente che passa. Fantasticherò sulle loro vite, giustificherò i loro spostamenti e i loro sguardi, immaginerò da dove arrivano e dove stanno andando. Sentirò i loro discorsi, analizzerò i loro vestiti e i comportamenti.
Perché osservando la gente si imparano molte cose.




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6 maggio 2006

La risposta è dentro di te... epperò è sbajata

Mi chiedo perché la gente ha paura. La risposta non la trovo, o la trovo ma non l’accetto.
Ieri sera guardavo la Bignardi che assieme alla Santanchè e a Grillini parlava dei PACS, questi sconosciuti. Tutti questi timori da dove nascono?
Le coppie di fatto crescono esponenzialmente in qualsiasi società un minimo sviluppata, che senso ha far finta che non esistano? Perché non riconoscerle? Perché la gente non è libera di fare quello che meglio crede per se stessa? Rovina l’idea di famiglia? Che assurdità! Detto da gente che si è sposata tre o quattro volte (giusto perché le piaceva tanto la famiglia eh), oppure non è sposata ma ha figli di qua e di là è un’ipocrisia, un’incoerenza. Ma si sa, la coerenza non è l’asso nella manica di molte persone.
Dare libertà e diritti agli altri non vuol dire privarsi dei propri.
Che poi se vogliamo essere pignoli, anche questo concetto del “dare libertà agli altri” è di un’arroganza paurosa, ma viviamo in un mondo fatto così e così dobbiamo arrangiarci.




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3 maggio 2006

Quello che farò da grande

Ora che so quello che facevo nella mia vita precedente mi ritrovo a fantasticare su quello che farò nelle mie vite future.
Alternerò l’essere donna con l’essere uomo, magari una vita ogni cinque sarò un animale però un animale interessante (non uno gnu per chiarire, poraccio). Forse anche una vita ogni tre va.
In una vita sarò un musicista. Farò il conservatorio e girerò il mondo suonando il mio clarinetto. Farò concerti, sarò nei teatri, nelle piazze, negli auditorium, farò saggi, concorsi, suonerò con i più bravi. Me la caverò anche con il pianoforte e con la chitarra. Insegnerò musica, aprirò una mia scuola e trasmetterò il mio amore per la musica ai miei allievi.
In quella dopo sarò un’avventuriera. Girerò il mondo come fanno i matti che attraversano i continenti in bici o in vespa. Zaino in spalla e via. Conoscerò gente diversa da me, mi arrangerò a parlare nelle loro lingue, sarò a contatto con moltissime culture, modi di pensare, modi di vivere. Mi arrangerò lavoricchiando qua e là. Magari scriverò un libro, una mia biografia, per far conoscere alla gente quanto il mondo sia bello, quanto la gente sia bella.
In un’altra vita mi dedicherò allo spazio. Saprò tutto di astronomia, delle stelle, dei pianeti, dei buchi neri, dei quasar. Farò l’astronauta, atterrerò su un pianeta, troverò l’acqua e anche qualche piccolo esserino che si muove. Vedrò la Terra da lassù mentre volteggio nel nulla con la mia tuta bianca. Poi tornerò a casa e dirò a tutti quanto sia emozionante l’universo intero.
Poi ne ho tante altre in mente, tutte vite che prendono il via da un interesse che ho. Dallo sport al teatro, dalla scienza alla filosofia.
L’unica cosa che mi rimane da fare è programmare questa che sto vivendo: un’incognita gigantesca per il momento.




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23 aprile 2006

I have a dream

Non è un sogno particolarmente altruista, anzi direi tutt’altro. Non ha niente a che vedere con il sociale, la pace nel mondo e la solidarietà. Per un attimo penso solo a cosa mi piacerebbe da matti.
E allora mi vedo là, sui gradini del Pedrocchi, di sera, a suonare il mio clarinetto. Suono una musica bellissima. Dietro di me gli altri musicisti, un po’ defilati: sono io la protagonista. Davanti a me il pubblico: tutti i parenti, gli amici più cari, i conoscenti che stimo. Tutta gente a cui voglio dimostrare quanto valgo. Gente sconosciuta che passa di là e si ferma, incantata da quelle note così coinvolgenti e conturbanti che non riescono a fare a meno di rimanerne ammaliati.
Suono un pezzo che sento mio, lo suono con il cuore e con l’anima. Mentre faccio scorrere l’aria all’interno dello strumento non riesco a trattenere il mio corpo che va a ritmo, mi ritrovo a ballare e vedo che la gente fa lo stesso. Mi commuovo quando il brano diventa più intenso, il mio pubblico lo nota, fa lo stesso e apprezza.
Per un attimo ci sono solo io. Tutti gli occhi su di me. Ogni persona è soddisfatta, ogni persona è orgogliosa di conoscermi o vuole farlo.
Mi sento importante mentre le ultime note di Gabin si disperdono nell’aria
I miei quindici minuti di celebrità. Li voglio così.
 

PS: sono disposta a passare a tutti il mio preziosissimo mp3: bisogna divulgare certe opere d’arte.




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6 aprile 2006

Il giro di boa

                     

Capita durante la giornata di imbattersi in pensieri privati, intimi, qualche scheletro nell’armadio che si affaccia. Escono fuori tramite associazioni di idee, mentre sono in facoltà, mentre chiacchiero con gli amici, mentre passeggio per il centro, mentre guardo un film. Sono pensieri che meritano silenzio e concentrazione quasi una sacra devozione. Così per non rovinarli, non sporcarli li raccolgo, li metto nel sacchetto e me li porto dietro tutto il giorno per trovare il momento adatto e dedicarmi completamente a loro: è il giro di boa.
Quando sono sola cammino a passo svelto per le strade, in bici corro veloce e in macchina vado spedita; ma al giro di boa i ritmi cambiano.
Il passaggio dalla giornata intensa, piena di impegni, di cose da fare, al momento in cui ci sono solo io con i miei pensieri e nessun altro che può interromperli è il giro di boa: quel salto, quel tornare indietro e rivedere delle immagini, dei momenti, analizzarli con calma, nel silenzio.
Non ha un orario preciso, a me capita quasi sempre alla sera, quando torno a casa in macchina. Potrebbero essere le 23 come le 4 del mattino, ma ci sono sempre e solo io in macchina, la strada deserta, nessun rumore che disturba, i lampioni che illuminano la via.
Vado piano: nessuna fretta di arrivare, nessuna macchina che mi vuole sorpassare; cerco di allungare il più possibile quel momento, a volte allungo anche il tragitto del ritorno per non rovinare l’atmosfera.
La fine della giornata, quando ci si rilassa, quando non ci sono impegni, non ci sono orari da rispettare, non ci sono problemi da risolvere.

E in quegli attimi rivedo tutto, tutto di me.




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29 marzo 2006

Gita

Ieri serata culturale e ciceroniana (che ho detto??).
Per far ammirare le bellezze della mia splendida città medievale all’amico turinèse, non potevo non partire dalla Cappella Scrovegni. Erano almeno dieci anni che non entravo là dentro. La prima e unica volta è stata alle medie: ci portavano ogni santissimo anno al Museo degli Eremitani là attaccato, ci lasciavano liberi di scorazzare là dentro e prendere appunti (nota bene che non avevamo nessuna guida). A dieci anni non riesci neanche ad apprezzare un Picasso, non sai manco chi sia, figuriamoci se non ti fanno schifo quelle statuette minuscole insignificanti fatti da ‘sti Paleoveneti di cui non te ne po’ frega’ de meno. A dieci anni non capisci niente, ricopi le didascalie e morta là! Un anno per fortuna ci hanno portato a vedere la Cappella.
Ieri sera mi sono accorta che non me la ricordavo neanche un po’. Prima il video multimediale per rinfrescare un po’ la memoria sulla sua storia e sui temi degli affreschi; un giretto interattivo fra i vari computer e poi si entra.
Chissà perché l’attenzione cade sempre sugli aspetti tragici, sugli affreschi con tematiche malvagie. L’attenzione non cade sulle linee rette, sulle prospettive perfette, cade sul caos, sui colori scuri, rossi e blu, cade su Lucifero che divora gli usurai, che se li cucina allo spiedo, che li impicca. Cade sui sette vizi capitali, sul peccato, non sulle virtù.
Splendida, a dir poco. L’unica pecca quella classe di teppistelli che l’ha visitata assieme a noi (il professore era pure peggio, rideva e rompeva più di loro). Ci siamo accorti di aver sbagliato orario, non dovevamo andare alle 21, ma mezz’ora dopo! Alle 21.30 infatti il gruppo era formato da signore che avranno avuto una media di settant’anni! Sai che pace e tranquillità, silenzio e rispetto. Quindi, per chi vuole andare ed evitare le classi in gita, io consiglio lo “spettacolo” delle 21.30.
Poi cena e infine giretto per le piazze. Sarà stato l’effetto della birrozza, sarà stata l’aria frizzante e fresca, sarà stata l’atmosfera di un centro quasi deserto, quasi magico, ma ieri sera sono stata benissimo. Ridere di gusto con una persona che conosci appena è un buon segno.


                   




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24 marzo 2006

Lettera a Mr. Schulz

L’altra sera ho visto questo video che mi ha passato Nicola.
Sono passati 3 anni da quel congresso a Strasburgo, chissà quanti si sono dimenticati della figuraccia che abbiamo fatto davanti ai parlamentari europei.
Vorrei dire al signor Schulz che mi dispiace.
Mi dispiace che il “mio” capo del Governo si sia azzardato a dire quelle cose con la cattiveria e l’arroganza che lo contraddistinguono, perché solo con le offese e con l’aggressione verbale ha tentato, e tenta, di difendersi da accuse oltretutto più che vere.
Mi dispiace perché, essendo il Premier, dovrebbe essere espressione dei miei pensieri e delle mie volontà.
Dovrebbe difendere i miei diritti e dovrebbe fungere da intermediario tra i miei modi rispettosi, civili ed educati e i modi di tutti quelli che si rivolgono a noi italiani.
Mi vergogno nel pensare che abbia scherzato (“con ironia”) su un tema come il nazismo, sulle SS e sulla morte di sei milioni di persone.
Trovo inconcepibile il suo modo iracondo e la sua sfacciataggine nel rigirare la frittata tentando di passare per vittima.
Vorrei dire al signor Schulz che non siamo tutti come Silvio Berlusconi e c’è chi non condivide il suo modo di fare e di pensare. Mi dissocio completamente dalla sua politica e dal suo comportamento sperando vivamente che ad aprile se lo prenda in quel posto!
Intanto ho fatto il test, mi sembra sia abbastanza chiaro:

                             




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21 marzo 2006

Ritenta, sarai più fortunata

Lo cantava anche Loretta Goggi “che fretta c’era, maledetta primavera”.
Si sa la primavera risveglia gli ormoni. Oddio c’è chi li ha arzilli dodici mesi all’anno (e non faccio nomi! Zozzoni!!!!) ma questo è un altro paio di maniche. I discorsi che si sentono in questo periodo sono sempre gli stessi: “ho voglia di un fidanzato!”, che noia mortale. Ma solo a me non può fregà de meno? Sarà che vivo nel mio mondo di illusioni. Mi infilo in situazioni che non stanno né in cielo né in terra, che non portano da nessuna parte e mi illudo che di là ci sia qualcuno che realmente mi voglia bene e abbia intenzione di perdere del tempo per conoscermi; perché sarò rimbambita, ma qualcosa da dire ce l’ho anch’io. Puntualmente questo non avviene e rimango là, a bocca asciutta, quando magari i propositi buoni c’erano. E allora al diavolo la primavera e i fidanzati!
Mi accontento di cantare qualche canzoncina a riguardo, oggi poi inizia Music Farm (no dico.. e chi se lo perde il Califfo??)

 

tu dimmi che mi vuoi ancora, dimmi che mi vuoi
tu dimmi non mi lascerai, io non ti lascerò




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16 marzo 2006

Che fare?

Un mio carissimo amico non sta bene. Niente di fisico, tutto psicologico il che è peggio.
Mai come adesso sento la voglia di andarlo a trovare, di stare con lui e di ridere, ma non si può.

So però che gli farebbe piacere vedermi.
Non so che fare. Prenderei la macchina e mi farei tutti quei chilometri solo per abbracciarlo.




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25 febbraio 2006

Non ti curar di loro, ma guarda e passa

Dicono che non bisogna ascoltare i pareri della gente, che dobbiamo fare quello che ci sentiamo di fare senza troppi problemi e paura di sbagliare. Che dobbiamo essere liberi di pensare e agire senza sentirsi l’alito sul collo di chi è sempre pronto a giudicare tutto e tutti. Che poi è inevitabile giudicare in continuazione, è pur sempre un modo di esprimere la propria opinione. Eppure non è così, non per me. Accorgermi di non piacere, di essere criticata, giudicata male ecc. mi mortifica. Ovviamente i giudizi che ascolto di più sono quelli delle persone che stimo, che mi interessano, ma anche gli altri non passano inosservati. E’ brutto capire di non piacere, non piacere a tutti per lo meno. Una persona si sforza di essere apprezzata, di essere simpatica, di essere accettata indistintamente da tutti. Ognuno però ha i suoi gusti, anche in fatto di simpatie, e io ho sempre la sensazione di sbagliare.




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21 febbraio 2006

M.

Capita a volte che ti venga fatta una domanda un po' strana: "Sei mai stata innamorata?"

Che domanda è? Perchè si chiede una cosa del genere? Che differenza fa sapere la risposta? Credo di non aver mai chiesto una cosa del genere a nessuno, anche perchè… boh... mi sembra una cosa tanto personale, privata, intima; però a me l'hanno chiesta diverse volte e ho sempre risposto "no".

Pensavo ai miei flirt, andavo indietro con gli anni e mi ritornavano in mente tutti gli intrallazzi, le simpatie, ma niente da dire "lo amo", nessuno. E di questo un po' mi dispiacevo e un po' non ci davo troppo peso, anche perchè amare qualcuno non è mica una bazzeccola, forse perchè la ritengo una cosa importante che non voglio "sprecare" con una semplice cotta.

Però un paio di giorni fa mi viene in mente M.

Quando l'ho visto per la prima volta me ne invaghii perdutamente come una ragazzina delle elementari con il suo compagniuccio di classe strafigo. Quella sera ci provai di brutto (lui mesi dopo mi confermò che se n'era accorto schifosamente) ma eravamo una quarantina a cena e di distrazioni ne avevamo anche troppe. Ma feci la sua conoscenza, mi persi nella sua voce bassa e nella sigaretta che appoggiava sulle labbra.

Passarono mesi, ci tenemmo in contatto ma non successe niente. Lui aveva un'altra, io chiudevo una storia con I. però non mollavo...

Capii che l'interesse era ricambiato e così iniziammo a frequentarci, da single.

Era ed è l'uomo perfetto: intelligente, preparato, simpatico, bello... le aveva tutte. Avevamo molta complicità, molto feeling, ci siamo conosciuti, confrontati, ci siamo voluti bene.

E così adesso, ripensando a quei momenti, capisco di averlo amato. Ho amato tutto di lui, non esisteva niente che avrei cambiato nel suo modo di vedere le cose, di viverle. E in qualche modo penso di amarlo anche adesso, nonostante non lo senta da diversi mesi, perchè un'esperienza così bella, per l'affetto che mi ha dato e per quello che gli ho restituito, non la dimenticherò mai.




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20 febbraio 2006

Ma manc' pu 'u cacch'

Speravo non dovesse accadere e invece niente: si sono fatti sentire! I miei ex compagni di classe si sono svegliati e hanno avuto la bella idea di organizzare una cena. Oltre al fatto che mi sta arrivando una serie infinita di email inutili in cui si prendono in giro (che palle), hanno sprecato un sacco di tempo senza decidere né dove né quando. Sarà da un mesetto che ci vanno dietro, ma niente: solo spam!

Non credo che andrò. Non mi interessa rivederli.. Non mi ci sono mai trovata bene e le cene che ho fatto si sono rivelate come presumevo: uno sfrantumamento. Non ho mai avuto dei legami con loro, sia nei cinque anni di liceo, sia negli anni successivi nonostante vedessi qualcuno di tanto in tanto. Mi dispiace solo non salutare un paio di persone che difficilmente riuscirei ad incontrare, ma preferisco organizzare un’uscita a due.

Vederli mi sarebbe fatale!! Sentire i soliti discorsi, magari sapere che qualcuno si è laureato (a differenza della sottoscritta), che hanno iniziato la specialistica/master o cose varie indubbiamente fighe, che magari convivono o sono felicemente fidanzati equivarrebbe a spararsi sugli zebedei (questo è il dottorato a Cambridge).

Dire che non li sopporto è riduttivo. La scuola è così: quelli sono i compagni di classe e quelli ti devi cuccare per anni, non li puoi barattare come le figurine della Panini. Aver fatto un liceo “prestigioso” (secondo me solo perché centrale) vuole dire avere come compagno di banco un figlio di papà che è arrogante e saccente (oddio io avevo una rompi palle di una secchiona, per di più sfigata, che non mi passava mai niente, però era silenziosa e non mi tormentava con le sue battutine inutili come facevano gli altri). Credo di aver conosciuto la solitudine durante le superiori, non mi sono mai chiusa tanto: parlavo poco, scherzavo ancora meno, ero in disparte, nessuno voleva sentirmi. Poi è arrivata l’università e sono rinata. Gli amici che ho scelto e che mi hanno scelta si sono rivelati gli amici più cari che ho al mondo. Non mi sono mai divertita tanto, alla faccia di quegli altri.

Quindi sarà matematico tirare pacco al gregge e finire a mangiare una pizza con gli amichetti che adoro. Tiè!




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17 febbraio 2006

E=mc²

Invidio i superficiali.

Li invidio perché sono sempre tranquilli, perché non hanno problemi, perché vivono nella loro sfera ovattata e intoccabile. Perché non sanno cosa siano le paturnie mentali, i rimorsi e le incomprensioni. Li invidio perché si accontentano e chi si accontenta gode. Perché soffrono molto meno delle persone sensibili, perché prendono tutto alla leggera e non vedono quello che sta dietro. Li invidio perché ad un rifiuto reagiscono con una risata e passano oltre. Perché non si chiedono dove sbagliano se le cose non vanno come vogliono, perché a loro non frega niente di niente oltre ad abbinare sciarpa e guanti. Li invidio perché non escono distrutti se guardano un film sull’olocausto, perché non si informano e se non si informano non sanno quanta cattiveria c’è in giro. Perché vivono spensierati senza sentire il bisogno e il dovere di fare qualcosa per migliorare se stessi e gli altri.




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