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Io e gli sport

Ieri sera mi sono ritrovata a discutere con gli amici sull’infanzia, sulla nostra infanzia, in particolare sugli sport che ci facevano fare da piccoli.
Così ho ricordato, ridendo, di quando mia madre mi ha obbligata a fare danza. DANZA!!! IO!!!!! Io e la danza siamo come il diavolo e l’acqua santa, agli antipodi. Mi ricordo che mi ci aveva portata perché c’era mia cugina che andava ottenendo successi (chissà che successi si avevano a 5 anni poi) o forse sotto sotto voleva che diventassi più aggraziata e femminile (alla luce dei fatti non è servito ad una mazza!). Ho solo pochi flash che mi ricordano le lezioni in tutina rosa (mio dio che schifo) assieme alle altre future ballerine. Uno in particolare riguarda, ovviamente, una figura di merda planetaria. Chissà perché i bambini sono inibiti in mezzo a persone che non conoscono, o almeno così ero io, ed è per questo che non ho avvertito nessuno che mi scappava la pipì. Il flash riguarda ovviamente il lago che avevo ai miei piedi e a tutte le impronte di pipì che mi lasciavo dietro continuando a fare gli esercizi.
Credo sia stata la mia ultima lezione.
Un altro tentativo di intraprendere la carriera da atleta è stato con il nuoto. Il nuoto mi piace moltissimo, mi è sempre piaciuto e mi ricordo che alle elementari ci portavano a fare il corso. Io ero una delle più brave nonostante avessi preso solo un brevetto. Mi ricordo però che scelsero me per partecipare ad una gara di nuoto. Mia mamma, tutta contenta ed esaltata, mi comprò un costume osceno. Era un costume intero dorato con disegnati dei pesciolini e con un fiocco su una spallina. Un uovo di Pasqua. Sarà per questo che sono arrivata terza su quattro.

Una carriera finita ancora prima di nascere.

Pubblicato il 22/7/2007 alle 12.22 nella rubrica Riflessioni.

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